Sindrome Impostore. Maschera. Autostima

“Non preoccuparti se gli altri non ti apprezzano.

Preoccupati se tu non apprezzi te stesso.”

(Confucio)

Voglio iniziare questo articolo riportando quanto dichiarato in un intervista dal Dr. Tim Hunt, Premio Nobel 2001 per la Fisiologia o la Medicina insieme al Dr. Lee Hartwell e al Dr. Paul Nurse, e la conversazione che ha avuto proprio con quest’ultimo, il suo collega Paul Nurse. 

Ebbene, la notizia arriva piano piano e ti senti a disagio perché ti preoccupi che altre persone possano pensare che tu non ne sia davvero degno: è quello che pensavo. È interessante notare che circa un paio di settimane dopo l’annuncio, mi sono imbattuto in Paul e ha detto: “Oh Tim, ho appena trascorso un fine settimana orribile perché mi sentivo così indegno”. Non ero solo, allora! Vincere un Nobel porta sicuramente a un sacco di ricerca interiore e finisci per pensare: “Perché proprio io?” Rifletti sulla tua carriera. Se leggi le autobiografie dei precedenti Laureati, vedrai che questa reazione è comune.

Queste parole ci devono far riflettere e ricordare che tutti possono vivere il sentimento di sentirsi un impostore, anche le persone più competenti e che hanno ottenuto grandi risultati nella loro professione.

Cos’è la Sindrome dell’impostore?

Cominciamo con lo specificare che la Sindrome dell’impostore non è una diagnosi clinica e per questo gli addetti ai lavori preferiscono utilizzare il termine fenomeno dell’impostore, anche perché è un esperienza molto comune e si stima che 2 persone su 3 abbiano almeno una volta sperimentato la sensazione di essere degli impostori.

Dopo questa introduzione riprendiamo ad usare il termine sindrome perché è quello utilizzato nel gergo comune e rispondiamo alla prima domanda:

La sindrome dell’impostore descrive individui di successo che, nonostante i loro successi oggettivi, non riescono a interiorizzare i loro risultati e hanno persistenti dubbi su se stessi e paura di essere smascherati e riconosciuti come truffatori o impostori.

Le persone con sindrome dell’impostore faticano ad attribuire accuratamente la loro prestazione alla loro effettiva competenza, abilità ed intelligenza. Al contrario attribuiscono i successi a fattori esterni come la fortuna, il tempismo perfetto, una “svista” o il ricevere aiuto da altri e attribuiscono le battute d’arresto nel lavoro, studio, ecc.. come prova della loro inadeguatezza professionale.

Il pensiero negativo, l’insicurezza e l’auto-sabotaggio dei propri successi sono comportamenti caratteristici di coloro che soffrono della sindrome dell’impostore. Sono comuni anche sentimenti di bassa autostima e mancanza di fiducia e, di solito, ha difficoltà ad accettare i complimenti per i propri successi . 

Vivono nella paura di non essere all’altezza delle aspettative e alla fine saranno smascherati come impostori. L’impostore fissa obiettivi molto impegnativi e si sente deluso quando non sono all’altezza.

Pensieri tipici che si associano a questo fenomeno sono:

“Non sono abbastanza intelligente e creativo rispetto alle persone intorno a me.”

“Non sono degno”.

“Non me lo merito”.

Le persone con sentimenti di impostore spesso provano sollievo invece che orgoglio dopo un risultato come se avessero evitato in qualche modo fortuito il rischio di essere smascherati invece di riconoscere che il risultato lo hanno ottenuto perché lo meritavano.

Quali sono le conseguenze a cui può portare?

Il fenomeno dell’impostore è collegato all’esperienza di disagio psicologico (ad esempio, depressione, ansia, stress o esaurimento), maggiore insicurezza, persistenti sentimenti di fallimento, relazioni tese sul lavoro e nella vita privata, nonché esiti negativi significativi per l’avanzamento di carriera, evitando di assumere incarichi o non proponendosi per scatti di carriera ed aumenti di stipendio, e diminuzione delle prestazioni lavorative, perdita di motivazione, scarsa soddisfazione professionale e burnout.

Quali sono le cause?

Famiglie e ambienti professionali altamente esigenti, tratti psicologici, come perfezionismo o insicurezza, e disuguaglianze sociali, sono tutti presunti fattori che contribuiscono alla sindrome dell’impostore.

Vi sono quindi cause Individuali, legate alla personalità, e cause sociali, culturali ed organizzative che contribuiscono a far emergere ciò che indichiamo come sindrome dell’impostore.

Queste cause possono essere presenti separatamente, quindi una persona eccessivamente ansiosa potrebbe sentirsi inadeguata anche quando l’ambiente non si presenta esigente nei suoi confronti, oppure una persona con una buona stima di sé potrebbe ritrovarsi in un ambiente che pretende molto in termini di performance e queste due situazioni possono essere alla base dei sentimenti di non essere all’altezza e far esacerbare la sindrome. Molto spesso queste due dimensioni si intrecciano creando il mix perfetto per generare questa condizione.

A livello individuale, Le caratteristiche psicologiche associate a una maggiore suscettibilità all’IP includono:

  • introversione,
  • personalità tendenza ad essere costantemente ansiosi
  • perfezionismo,
  • dipendenza dagli altri per sentimenti di convalida o di successo,
  • elevata propensione alla vergogna,
  • elevato conflitto familiare
  • sintomi depressivi,
  • eccessiva preoccupazione
  • bassa autostima fiducia.

Ad esempio, il perfezionismo eccessivamente orientato all’obiettivo e la tendenza a cercare ostinatamente di piacere alle persone e ricevere la loro approvazione possono comportare il mancato porre domande rilevanti, chiedere chiarimenti ed ulteriori informazioni per il compito che dobbiamo svolgere per paura di essere “scoperti” e dare l’immagine di essere degli impostori. Questo a sua volta porta a ulteriore ansia e angoscia derivanti da eventuali ripercussioni del fallimento.

Oltre alle cause individuali,  il contesto e la struttura sociale creano il sentimento di essere impostori.

Percezioni interiorizzate e negative del sé sono sostenute da ambienti e interazioni sociali che portano le persone a mettere in discussione le proprie capacità e il proprio valore. Tra queste troviamo:

  • la società e la cultura in generale.
  • le organizzazioni e altre istituzioni.
  • le interazioni quotidiane e le relazioni interpersonali.

Una società fortemente basata sulla competitività, invece che sulla comunità e sostegno reciproco, è l’ambiente ideale per far nascere la sindrome dell’impostore.

Le donne e le minoranze etniche, sono soggetti a persistenti stereotipi negativi. Questi due gruppi sono tra l’altro i primi sui quali troviamo studi riguardo alla sindrome dell’impostore e che hanno contribuito ad identificare tale fenomeno.

Ad esempio, le donne sono troppo spesso erroneamente descritte come prive di qualità di leadership. In risposta a questi stereotipi di genere, una donna potrebbe sentirsi insicura e fuori luogo se dovesse raggiungere una posizione di leadership.

Allo stesso modo, alcune minoranze etniche sono stereotipate come poco intelligenti, pigre e/o con risultati insufficienti. In risposta a tali rappresentazioni negative del loro gruppo, è probabile che gli studenti delle minoranze etniche si preoccupino che la loro ammissione, ad esempio, a una prestigiosa università sia il risultato della fortuna, invece di qualcosa che effettivamente meritano.

Inoltre, tali gruppi sono spesso sottorappresentati all’interno di organizzazioni aziendali, istituzioni educative o governative e pagati meno per il lavoro che svolgono. Tale mancanza di rappresentanza e un compenso inferiore suscitano dubbi sulla propria idoneità per queste occupazioni e posizioni.

Infine, il modo in cui le persone vengono trattate dalle altre persone, in particolar modo da quelle che rivestono un ruolo significativo (genitori, amici, insegnanti, capi, ecc..) è un importante precursore dei sentimenti legati a questa sindrome. Questo perché le interazioni quotidiane degli individui sono intrecciate con importanti segnali di valutazione sociale che gli altri ci inviano e che ci comunicano se gli altri ci vedono come una persona di valore. Questi segnali di valutazione sociale alla fine guidano le valutazioni degli individui sulla propria autostima, e quindi modellano la loro autostima e il senso di essere degni o meritevoli del loro “posto” all’interno di quel gruppo o contesto.

Sempre prendendo come esempio le dipendenti di sesso femminile e di minoranze etniche, queste sono spesso percepite e trattate in modo diverso (ad esempio, sono meno spesso ricercate per un consiglio o incluse nelle discussioni relative al lavoro. Tali sottili sviste quotidiane comunicano che le idee, le conoscenze e le intuizioni di questi dipendenti sono valutate meno di quelle di altri dipendenti, il che a sua volta può perpetuare problemi di fiducia e impegno sul lavoro.

Pertanto, per comprendere appieno i sentimenti di impostore degli individui è fondamentale considerare la qualità del trattamento che le persone ricevono dagli altri, in particolare i tipi di trattamento che comunicano un senso di valore e idoneità. Gli individui possono benissimo sentirsi degli impostori quando vengono trattati in modi che suggeriscono di esserlo. Allo stesso modo, tali sentimenti di impostori possono anche essere mitigati, quando questi individui sono trattati da altri come persone di valore.

Come si fa ad uscirne?
  • Riconosci i tuoi sentimenti ed i pensieri . 

Il primo passo per superare la sindrome dell’impostore è riconoscere ciò che stai provando e quando , in modo da poter capire perché . 

Scrivere sul diario qualsiasi sentimento di insicurezza e inadeguatezza può aiutare a chiarire l’eziologia di questi sentimenti, che spesso sono infondati.

Oltre a questo è importante riconoscere anche i pensieri che si associano a queste emozioni. Come per tutte le emozioni negative, uno dei modi migliori per gestire i sentimenti di impostore è affrontare le distorsioni cognitive che vi contribuiscono. 

Prova a rispondere a questa domanda:

Quali fatti sostengono che meriti di essere nel tuo ruolo e che sei competente?

Controlla il tuo dialogo interno. C’è quella vocina che dice che non sei abbastanza bravo, prova allora un semplice esercizio:

Chiediti come potresti sostenere un amico che riduce al minimo i suoi risultati e si sottovaluta. Adesso prova a dire a dire a te stesso/a quello che diresti al tuo amico.

  • Condividi i tuoi sentimenti ed i fallimenti

Se non ti fidi dei “fatti” che hai individuato e che confermano il tuo diritto a ricoprire un certo ruolo, allora prova a condividere ciò che provi con le persone di cui ti fidi.

Condividere i tuoi sentimenti di impostore con gli altri non solo può ridurre la solitudine, ma anche aprire le porte agli altri per condividere ciò che vedono in te. Potresti rimanere piacevolmente stupito di scoprire che gli altri ti stimano più di quanto fai tu, noi siamo i critici più spietati di noi stessi.

Inoltre, ricorda “Non siamo soli”. Condividendo le tue insicurezze scoprirai che sono molte le persone che provano la stessa cosa che provi anche tu e questo è molto confortante.

Ascoltare ciò che gli altri pensano di te non è l’unico modo per uscire dal fenomeno degli impostori. Discutere dei fallimenti in un gruppo può aiutare a dipingere un ritratto più realistico di ciò con cui anche le altre persone stanno lottando.

I fallimenti fanno parte dell’esperienza di tutti noi, anche delle persone che sono le migliori nel loro campo.

  • Tieni traccia dei successi per aumentare la convalida interna .

Le persone che lottano con sentimenti di impostore tendono a dimenticare in fretta i loro successi o dargli poca importanza.

Creare un registro dei successi può ricordarci le nostre capacità quando l’insicurezza alza la sua brutta testa. 

I risultati non devono essere per forza significativi e possono anche essere piccole cose che, nel loro insieme, mostrano di essere un professionista incredibilmente competente e altamente funzionante.

Se qualcuno si congratula con te, prendine nota.

Se ricevi un’e-mail con feedback positivo, salvala o stampala.

Se un capo, un collega o un cliente ti rivolge frasi di apprezzamento o valutazioni positive per i lavoro che hai fatto, segnale in un agendo o diario.

Tenere traccia dei nostri successi può servire come documentazione obiettiva delle nostre capacità e fornire la necessaria convalida.

  • Trova un mentore .

Una volta definiti i tuoi obiettivi professionali e personali, trova una persona che li esemplifichi e sia disposta a guidarti. 

Potresti trovare qualcuno nel luogo di lavoro, in un gruppo di amici, oppure un professionista. 

Un buon mentore fornirà una guida di supporto per aiutarti a raggiungere i tuoi obiettivi.

  • Insegna agli altri.

Essere tu stesso un mentore è un altro modo per combattere la sindrome dell’impostore.

 Non aver paura di condividere ciò che hai imparato, specialmente ciò che hai imparato dai tuoi fallimenti. 

Ogni volta che impari una nuova abilità o fatto, insegnalo a qualcun altro. 

Trova qualcuno che puoi incoraggiare e portare avanti nella sua carriera.

  • Lascia andare il perfezionismo e metti in discussione lo status quo .

Potresti rivedere i tuoi standard per il successo e domandarti se non siano troppo rigidi. Ricorda che nessuno sa tutto o è capace a fare tutto.

Inoltre, non esiste un modo perfetto ed assoluto per fare le cose ma, al contrario, approcci migliori da utilizzare per affrontare le varie situazioni. Potresti aver imparato a fare qualcosa in un modo e i tuoi colleghi potrebbero aver imparato a farlo in modo diverso. Non dare per scontato che il loro modo (o il tuo) sia il modo corretto.

Considera le differenze ed i fallimenti come opportunità per imparare e crescere, cosa che alla fine ti porterà verso il successo che stai cercando .

In altre parole, concentrarti sui tuoi progressi piuttosto che puntare alla perfezione.

  • Coltiva l’auto-compassione

Quando sorgono pensieri negativi, fai uno sforzo per sostituirli con pensieri positivi radicati nell’autocompassione e nella gentilezza. 

Perdona te stesso per gli errori e accetta che le lacune nella conoscenza fanno parte del percorso di apprendimento permanente.

Contestualizza gli errori e non generalizzarli pensando che se hai fatto un errore allora sei tu ad essere sbagliato/a.

Ricordati che i tuoi risultati non sono legati al tuo valore, “tu non sei i tuoi errori e fallimenti, sei molto di più”.

Questa mentalità porterà a una valutazione più costruttiva e a una visione più accurata delle tue capacità.

  • Accettalo

Man mano che impari a lavorare sui sentimenti e pensieri legati al sentirsi “impostore”, probabilmente interferirà meno con il tuo benessere. 

Ma domare i sentimenti degli impostori non significa che non si manifesteranno mai più, è normale che si presentino a qualsiasi cambiamento di carriera o quando entriamo in un nuovo gruppo, ad esempio di lavoro.

“Ci troveremo sempre di fronte a nuove esperienze o ruoli, ed è allora che potrebbe ripresentarsi il fenomeno dell’impostore. Quindi è bene riconoscere che anche se stai facendo progressi, potresti trovarti in una posizione il prossimo anno in cui queste cose si ripresenteranno. 

Ricorda che i sentimenti di impostore possono sorgere in qualsiasi cambiamento di carriera, specialmente se le persone da cui sei circondato hanno risultati diversi.

Allora ripeti le strategie che abbiamo elencato e ricorda sempre che se sei arrivato/a dove sei è grazie a ciò che sei.

“Siamo limitati non dalle nostre capacità, ma dalla nostra visione.”

Kahlil Gibran

( Maggiori Informazioni )
Sindrome dell’impostore

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